VOCI DA ALEPPO

I gruppi armati dell’opposizione militare anti-governativa che da anni si erano asserragliati a Idlib, guidati da Hayat Tahrir al-Sham – nuova denominazione del Fronte al-Nusra, che nacque da una costola di al-Qaeda – hanno lanciato una violenta offensiva nella Provincia di Aleppo. In pochi giorni sono riusciti a conquistare diversi villaggi e prendere il controllo della Cittadella di Aleppo.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Padre Hugo Fabian Alaniz – Superiore della Comunità del Verbo Incarnato ad Aleppo – il quale, nonostante la drammaticità di questi giorni, si è gentilmente messo a disposizione per rispondere alle nostre domande e consentirci di far arrivare la sua voce in Italia e in Europa.

Padre, qual è la situazione attuale ad Aleppo?

«Prima di tutto noi stiamo bene e anche i nostri religiosi e le nostre religiose dell’Istituto del Verbo Incarnato stanno bene. Dalle 5:00 di ieri [Sabato 30 Novembre] alle 5:00 di oggi [Domenica 1 Dicembre] è vietato uscire dalle case, però la gente ha cominciato già a uscire, grazie a Dio. Si vede piano piano che si vuole continuare la vita nella normalità. Questo è quello che si vede adesso. In questi ultimi giorni è stato veramente un incubo, è stata una cosa terribile. Prima questi gruppi armati hanno cercato di entrare e di prendere Aleppo e dopo, quando Venerdì [29 Novembre] che abbiamo visto che i poliziotti e l’esercito andavano via, è stato molto scoraggiante e quelli che rimanevano cercavano di difendere quello che potevano, fino a che verso mezzanotte, le prime ore di Sabato, già un 80% della città di Aleppo era stata presa. Una città molto grande di due milioni e qualcosa di abitanti, [presa] così con tanta facilità. Cosa è successo? Non lo sappiamo, questo è quello che abbiamo visto in questi giorni. […] Ho avuto tanta, tanta paura, tanta paura per la nostra gente. Noi siamo nella parte Ovest di Aleppo. […] Qui siamo rimasti il Vescovo e io per essere vicini alle Suore Carmelitane e alle Suore di Maria Teresa che volevano rimanere».

Questi fantomatici «ribelli» sono veramente Siriani e «moderati» come provano a raccontarci i mezzi di informazione in Occidente?

«Questi ribelli non sappiamo se sono Siriani e non sappiamo di queste cose. Senza dubbio tanti di loro sono Siriani, ma per quello che ho sentito ci sono anche tanti stranieri, però a dirti la verità io non potrei dare un’informazione veritiera di quello che non so. E se sono moderati… Speriamo! Quello che sappiamo è che sono diversi gruppi alleati, però quelli che sono più estremisti non ci sono fra di loro, come ISIS. Quando loro cominceranno a organizzare il loro Governo, la loro politica, allora con questo si potrà vedere cosa c’è. In questi giorni abbiamo sentito che diversi di questi gruppi armati che già sono qui in città hanno fatto coprire diverse ragazze che erano per strada, le hanno fatto coprire non soltanto la testa ma anche la faccia con il burqa».

Com’è possibile che questi gruppi armati abbiano ritrovato la forza di lanciare un simile attacco e siano riusciti a prendere il controllo di buona parte della città?

«È una domanda che tutti noi ci facciamo. Com’è possibile? È da tanti anni che erano in quella Provincia di Idlib e in pochi giorni hanno preso la seconda città più grande della Siria. Senza dubbio sono stati diversi fattori, forse – dico io – hanno organizzato questo molto bene già da prima, sicuramente l’esercito non era preparato. Gli attacchi da parte di Israele a diversi obiettivi sia dell’esercito [siriano] sia a questi comandi iraniani che c’erano anche vicino a noi hanno indebolito la difesa. Sono in tanti che dicono che Aleppo è stata consegnata»

L’attacco si è verificato lo stesso giorno in cui Israele e Libano hanno sottoscritto un accordo per il cessate il fuoco. Secondo lei si tratta di una coincidenza o fa parte di una strategia più grande?

«Non so Sono cose politiche, tutto è possibile. Forse è una casualità. Io non sono una persona in grado di rispondere a queste domande».

Lei ritiene che dietro ci sia la mano e la mente di qualche Potenza straniera?

«La mia opinione personale è sì, mi sembra come sempre in tutto questo, no? Da anni! Perché questo noi lo sappiamo. La Siria è stata divisa in tre parti fino adesso. Quello che era la Siria con il suo Governo di Bashar al Assad quando hanno cominciato nel 2011 questi conflitti armati con la Primavera Araba, subito diverse Potenze hanno preso parte in queste lotte e queste Potenze più forti hanno cercato di prendere e alla fine hanno preso la parte più ricca della Siria, che è la parte Nord-Est dove ci sono il Tigri e l’Eufrate, dove c’è il petrolio e l’acqua. Casualità? Loro hanno appoggiato questi ultimi gruppi di Curdi che hanno preso quella parte e chi compra il petrolio dai Curdi? Così come in Iraq. Purtroppo in questo non bisogna essere esperti di politica per rendersi conto che purtroppo si parla tanto dei diritti umani, però tanti vogliono approfittarsene di queste guerre e di questi conflitti per prendere le ricchezze di questi Paesi».

Nel 2014 Papa Francesco ci metteva in guardia sul fatto che la Terza Guerra Mondiale fosse già in corso, ma «a pezzi». Questi «pezzi» si stanno allineando?

«Mi sembra che quello che dice Papa Francesco è molto vero. Ci sono delle Potenze che si stanno preparando per una grande guerra. Tanti si stanno preparando per questo. Speriamo che non sia qui adesso – il momento. Speriamo che non sia questo. Speriamo di no. È per questo che noi chiediamo le preghiere, di modo che quanto è accaduto adesso possa non durare a lungo e che non sia causa di più disastri, che non sia causa di più morti, di più umiliazione per questa gente e rovina dei Paesi».

Come stanno reagendo la popolazione civile e l’esercito siriano? Qualcuno sta aiutando la Siria a contrastare questa minaccia? Quali sono gli alleati su cui può fare affidamento?

«Ieri e anche oggi adesso – si stanno verificando attacchi aerei molto forti su diverse parti di Aleppo. Si dice che siano dei Russi con il Governo della Siria che stanno attaccando. Ieri mentre parlavo con un amico sono caduti parecchi missili vicino a noi, vicino all’Università e vicino a dove siamo qui con queste Suore. Molto forte, molto forte veramente e purtroppo anche tanta gente è morta».

Come sono i rapporti tra le varie confessioni religiose in Siria?

«Se parliamo della Siria, i rapporti sono molto buoni. Mi sembra – per come io conosco il Medio Oriente – che forse sia il miglior Paese dove c’è un buonissimo rapporto con le altre confessioni religiose, cioè tra i Cristiani e i Musulmani e tra gli stessi Cristiani, anche perché qui ad Aleppo abbiamo sei Vescovi cattolici, il nostro Latino, il Maronita, il Caldeo, il Siriano, l’Armeno e il Malchita, tre Vescovi ortodossi e due Pastori della Chiesa Evangelica Protestante. Fra di loro c’è un bel rapporto e ci sono degli incontri una volta al mese. È una cosa molto molto bella, un bell’esempio di confraternità e di Chiesa».

C’è un messaggio che vuole far arrivare in Italia e in Europa?

«Se c’è un messaggio che volevo far arrivare è di lottare per i valori prima di tutto, perché mi sembra che un uomo senza valori non è un uomo. Noi come esseri umani cerchiamo sempre di lavorare per questo, per creare le buone coscienze degli esseri umani, della gente e dei giovani, buone coscienze anche nella religione. Però purtroppo tante di queste mosse della politica non aiutano, non danno il buono esempio per niente. Quando uno cerca soltanto i suoi interessi Per tanti anni noi abbiamo richiesto come Chiesa la fine di questo blocco economico della Siria, perché questa sofferenza della gente non si verifica adesso in questi giorni. Da anni soffriamo a causa di questo blocco o delle conseguenze della guerra. Le famiglie devono arrivare alla fine del mese con meno di 70, perché uno stipendio è di circa 20 al mese. Se in una famiglia di tre persone non riescono ad arrivare a 100€, allora significa che le condizioni in cui devono vivere sono umilianti. Il ruolo della Chiesa in tutti questi anni è stato aiutare, non soltanto facendo conoscere Cristo, ma anche cercando di saziare un po’ la fame di questa gente con diversi aiuti. Noi abbiamo delle cucine comunitarie, specialmente per gli anziani che sono da soli e non riescono a permettersi le medicine necessarie per le loro malattie. I giovani non vedono una luce per il loro futuro. Studiano, finiscono l’Università E dopo? Allora il messaggio è che non si guardi soltanto ai propri interessi, ma anche alla realtà che vive questa gente».

Come possiamo essere d’aiuto dall’Italia e dall’Europa?

«A quelli che hanno Fede chiediamo di pregare, perché noi abbiamo fiducia nella presenza di Dio, noi siamo sicuri che Dio ci aiuta. Dio si attua attraverso tante persone di bene. Chiedere misericordia a Dio e anche aiutare le opere buone secondo le possibilità. Chiediamo preghiere per vivere con dignità. Chiediamo preghiere affinché possa finire presto questo incubo per la gente e chiediamo preghiere in modo da poter arrivare a vivere questo Natale con molta felicità, con fede e con speranza per una vita migliore. Grazie».