CRISI NUOVE, MA IDEE VECCHIE. LA PROPOSTA RUSSA DELLA MULTIPOLARITÀ

Sacha Cepparulo

Negli anni ’90 la delusione e il conseguente malcontento che hanno risvegliato la convinzione che la Russia sia uno Stato-Civiltà, destinato a costruire un Mondo multipolare, furono provocati dalle conseguenze delle liberalizzazioni forzate. Oggi alla base di questa ambizione si trova lo scontro con l’«Occidente Collettivo».

In realtà, all’interno dello stesso dibattito russo esistono definizioni assai differenti di concetti quali «Polo», «Soggetto», «Soggetto Geopolitico», «Civiltà», «Civiltà Eurasiatica» e, infine, dell’«Unione» dei vari Poli-Stati-Civiltà in un’unica architettura mondiale. L’unico denominatore comune, sia in Russia che all’estero, è il riconoscimento della necessità di superare la piena egemonia degli Stati Uniti. Ciò però non può essere considerato sufficiente per rispondere a quesiti come: a quali Potenze o super-Potenze riconoscere il diritto di avere la propria o le proprie sfere d’influenza? E come se ne definiranno i rispettivi confini?

In generale, nelle varie declinazioni del pensiero russo, non è chiaro come interagiranno i poli già esistenti e quelli che si formeranno in futuro. Ovviamente, questo stato di cose caratterizza profondamente anche la Russia stessa, poiché, oltre al conflitto ucraino, non vi è alcun consenso su quali altre regioni o  come vorrebbero alcuni  Continenti essa aspiri a includere nella propria sfera d’influenza o «Polo» che dir si voglia.

Negli ultimi anni si è molto parlato della «svolta verso Oriente», accolta con favore dagli eurasiatisti. Tuttavia, se la Russia fosse davvero una Civiltà Eurasiatica, sarebbe più corretto parlare di un «ritorno» verso Oriente. Inoltre, il progetto del Mondo multipolare e la sua interpretazione eurasiatista attribuiscono grande importanza al cosiddetto «Sud Globale», del quale, però, esistono concezioni assai differenti. A seconda dell’occasione esso è infatti identificato con l’Africa, con l’America Latina o con i Paesi asiatici che in passato furono colonie europee. In altri casi, per definire il «Sud Globale» si utilizza un parametro culturale-religioso, anche se, per esempio, il Mondo Islamico è tutt’altro che unitario, sia dal punto di vista geopolitico che religioso o identitario. Di solito, la compatibilità tra il Mondo Islamico e quello multipolare viene stabilita in modo piuttosto superficiale, facendo riferimento al suo «antioccidentalismo» o «tradizionalismo»  molto più prosaicamente il progressismo è qui sostituito da un altro tipo di «globalismo» il quale, stando ai suoi sostenitori, esprimerebbe valori diametralmente opposti.

Talora, al «Sud Globale» è contrapposto il «Nord Globale». Nel dibattito russo questo concetto è stato elaborato e proposto da una delle figure chiave della Russia odierna, Surkov, che è considerato l’ideologo dell’attuale sistema di potere putiniano. A suo parere, però, la Russia, appartiene alla grande «Civiltà del Nord» e, di conseguenza, l’attuale conflitto in Ucraina non può che essere interpretato come una guerra fratricida, non solo perché è combattuta direttamente da Russi e Ucraini, ma anche perché vi partecipano indirettamente tutti gli altri Paesi del «Nord Globale» – l’«Occidente Collettivo».

Dal punto di vista russo della multipolarità, anche l’«Occidente Collettivo» ha diritto al proprio Polo – o Poli. L’unica condizione necessaria e sufficiente, nonostante le differenze culturali e valoriali, è che esso non sia «globalista»/«mondialista», cioè non persegua il dominio globale. Così, seguendo questa logica, il progressismo deve essere respinto solo perché aggressivo, soprattutto esternamente, indipendente dalla diversità dei valori che incarna.

Nonostante le idee del Mondo multipolare e dell’opposizione tra Nord e Sud Globali siano in aperta contraddizione – in quanto ogni blocco globale sarebbe composto da più Poli che, dal punto di vista del concetto di multipolarità, dovrebbero essere indipendenti – queste teorie vengono spesso recepite come affini senza particolari riserve, semplicemente perché nessuna delle due intende il Mondo come unipolare. La teoria del Nord e Sud Globali, in ultima istanza, propone un bipolarismo di Civiltà basato sulla preminenza del fattore geografico o – il che è lo stesso – la dipendenza di quello culturale, economico e sociale dal primo. Ciò non nega il multipolarismo, semmai lo supera, inglobandolo.

La principale manchevolezza dell’attuale versione russa del multipolarismo consiste nel suo carattere iper-razionale e fortemente teleologico-escatologico. Il primo aspetto si manifesta nell’assunto teorico secondo cui il Mondo può essere diviso in Poli geopolitici assoluti, valoriali e talvolta epistemologici definitivi, nonché nella loro [ri]unificazione in un sistema internazionale perfettamente equo e giusto. Questo, a sua volta, implica un secondo aspetto, ovvero che tale ordine mondiale è presentato come salvifico, eterno – in questo senso è presupposta una «ur-multipolarità»  ugualmente accettato da tutti gli attori coinvolti.

In realtà, perché un tale ordine possa esistere, non sarebbe nemmeno sufficiente la compatibilità delle visioni del Mondo e delle culture di tutti i Poli coinvolti. Al contrario, sarebbe necessario il riconoscimento universalmente condiviso di un’autorità super partes. È infatti ingenuo pensare che un simile ordine possa nascere e funzionare sulla base delle relazioni puramente volontarie che ogni Stato o gruppo di Stati intrattiene con altri. In aggiunta, considerata la sensibilità contemporanea nei confronti dell’imposizione di valori esterni, stranieri, etc. è difficile immaginare che possa essere unanimemente riconosciuta una qualsiasi autorità, la quale, inevitabilmente, incarnerebbe un approccio culturale e valoriale specifico.

Il secolo scorso è stato caratterizzato da ideologie che si riconoscevano reciprocamente, persino il conflitto e la competizione nascevano da tale riconoscimento. Le ideologie condividevano interessi di vario tipo e, in molti casi, fenomeni storici ed economici ne diventavano a loro volta espressione. Oggi, nell’epoca post-ideologica, ma non più post-moderna, in cui viviamo viene proposto un progetto ancora più razionalista, modernista e stringente.

Tali pesantezze teoriche sono evidenti, poiché, del resto, il Mondo multipolare, in un certo senso, esiste già. L’errore di molti analisti e politici russi è quello di intendere il suo perfezionamento, ossia il passaggio da un Mondo non più unipolare a uno pienamente multipolare, a partire da categorie novecentesche e fortemente sovietiche semplicemente rivisitate dal punto di vista contenutistico. Queste criticità sono riconosciute da analisti profondi e pragmatici come Fëdor Lukjanov, già presidente del Consiglio per la Politica Estera e di Difesa [SVOP] e considerato una delle voci più importanti del pensiero strategico russo. Date le sue posizioni filonazionali, ma non ostili all’«Occidente Collettivo», la sua figura funge da ponte tra élite politiche e comunità analitica, soprattutto in merito a temi quali l’ordine mondiale post-occidentale e il multipolarismo.

Egli esercita un’influenza notevole su parte dei centri decisionali russi, bilanciando e stemperando in questo modo gli estremismi idealistici dell’eminente collega Sergej Karaganov, Presidente onorario del Presidium dello stesso SVOP, nonché decano della Facoltà di Economia e Politica Mondiali dell’Università Nazionale di Ricerca «Scuola Superiore di Economia», oggi molto noto in virtù delle sue posizioni oltranziste antioccidentali.

 

Sacha Cepparulo è nato nel 1996 a Magenta [MI]. Mentre studiava Filosofia all’Università degli Studi di Milano ha iniziato l’apprendimento della lingua russa perfezionato in due soggiorni a Novosibirsk. Dopodiché si è trasferito a San Pietroburgo, dove ha vissuto 8 anni, per studiare Filosofia e Letteratura Russa presso l’Università Statale di San Pietroburgo. Da anni collabora con diverse testate giornalistiche e riviste sia italiane sia russe tra cui Limes, Barbadillo, Centro Machiavelli, Dimensione Cosmica, Dissipatio, Il Borghese, Il Talebano, Puti Rossii, S.T.O.L. e Studi Evoliani. Ha scritto «La Russia allo Specchio. Le Correnti di Pensiero Politico all’Ombra del Cremlino» [2025], edito da Idrovolante Edizioni. Si occupa di traduzioni dal russo all’italiano e viceversa ed è il creatore del canale Telegram russofono «Italja-Rossija», che redige adoperando l’ortografia classica della lingua russa. Infine è Fondatore e residente dell’osservatorio «La Grande Europa», che si occupa principalmente di Russia e delle sue relazioni con il nostro Continente